Non solo Onore

17 Settembre 2009

«I paracadutisti caduti della Folgore, come tutti i Militi d’Italia che operano sul suolo Patrio o all’estero hanno tutta la nostra solidarietà. Forse hanno la pietas e la solidarietà di tutti gli Italiani, eccettuate sparute minoranze che ancora vagheggiano l’internazionalismo o che preferiscono l’Islam all’identità nazionale e cattolica. Quello che purtroppo non hanno, temo da altrettanta parte degli italiani, è il pieno convinto sostegno all’azione militare di difesa degli interessi nazionali all’estero, e di deciso contrasto-ove necessario-, nei confronti di cui vorrebbe imporre usi, costumi, legge e quantaltro con terrore e violenza promana da un mondo che non è il nostro. Un mondo che rifiutiamo è a fronte del quale opponiamo il faro della nostra millenaria civiltà. Grazie ai Soldati d’Italia, grazie per difendere la nostra civiltà, grazie per servire la Patria anche in condizioni operative dubbie, grazie per sopportare, con generosità, l’ingratidutine e l’ipocrisia di molti».

Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore

ATTENTATO A KABUL – I CADUTI

Questi i nomi dei militari caduti a seguito dell’attentato di questa mattina a Kabul:
- Tenente Antonio Fortunato, nato a Lagonegro (PZ), classe 1974, in forza al 186° reggimento paracadutisti “Folgore”;
- Sergente Maggiore Roberto Valente, nato a Napoli, classe 1972, in forza al 187° reggimento paracadutisti “Folgore”;
- Caporal Maggiore Scelto Massimiliano Randino, nato a Pagani (SA), classe 1977, in forza al 183° reggimento paracadutisti “Nembo”;
- 1° Caporal Maggiore Matteo Mureddu, nato a Oristano, classe 1983, in forza al 186° reggimento paracadutisti “Folgore”;
- 1° Caporal Maggiore Giandomenico Pistonami, nato a Orvieto (PG), classe 1983, in forza al 186° reggimento paracadutisti “Folgore”;
- 1° Caporal Maggiore Davide Ricchiuto, nato a Glarus (Svizzera), classe 1983, in forza al 186° reggimento paracadutisti “Folgore”.
I feriti sono quattro, di cui tre effettivi al 186° reggimento paracadutisti “Folgore” e uno appartenente all’Aeronautica Militare.

(fonte: Stato Maggiore Esercito)


Italia Missina, in piedi!

5 Giugno 2009

«Quando noi anziani (o noi vecchi), che siamo giustamente legati alle nostre memorie ed alle nostre vecchie tradizioni, parliamo un linguaggio che ci sembra attuale e che invece attuale non è, quando voi insistete a proposito dei valori della Resistenza ed io insisto sui contrapposti valori della Repubblica Sociale Italiana, io vi dico che non sono disponibile a cedere su questo piano: non sono disponibile a rinnegare; e ricordo a me stesso che il vecchio motto del Movimento Sociale Italiano fu inventato da Augusto De Marsanich, che fu splendido segretario del partito e che insegnò nella sua esperienza, nella sua pulizia, nella sua estrema correttezza morale, nella sua grande capacità politica, a non rinnegare e a non restaurare. Non siamo disponibili per rinnegare; ma (abbiamo dato l’esempio, e continuiamo a darlo) siamo capaci di non restaurare. La nostra non è una tradizione che pigramente pensiamo di poter inserire immutata nel presente e nell’avvenire del nostro Paese. Noi pensiamo di rinnovare noi stessi, di dare esempio di capacità di rinnovamento da parte nostra; pensiamo che sia venuta l’ora per riconoscerci in una Repubblica diversa, adeguata alle necessità dei tempi, in una Repubblica che sappia davvero rappresentare il punto di incontro tra tutti gli Italiani…».

Giorgio Almirante
Ultimo discorso alla Camera, 21 aprile 1987



Lavoro, sicurezza e certezza del lavoro

28 Maggio 2009

«Il lavoro ed i lavoratori sembrerebbero scomparsi dalle cronache, anche se ci sono sempre, producono ricchezza per tutti, sono sfruttati più di prima anche se per far parlare del lavoro non bastano neppure i morti. Dall’indignazione generalizzata, in campagna elettorale, alle belle parole non è cambiato nulla e se non avviene una strage nessuno si occupa più dei lavoratori. L’incalzare degli eventi riporta all’attenzione del BelPaese il tema del lavoro, della sicurezza sui luoghi di lavoro, del salario eroso dall’inflazione reale e della precarietà. Oggi a pagare sono i giovani che subiscono licenziamenti quotidiani, le coppie che hanno serie difficoltà a onorare un mutuo faticosamente contratto con l’acquisto di una casa o per mantenere i figli all’asilo. Non vogliamo credere che l’unica speranza di elevare la propria condizione sociale e di cambiare l’ordine delle cose esistente sia rimasta quella di vincere la lotteria e le uniche decisioni che possiamo pensare di prendere siano quelle di decidere, a pagamento, il vincitore dell’isola dei famosi. L’imperativo è di fare del lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato. Non si può continuare a dire che i “tragici eventi” siano una “fatalità“. Oramai sappiamo bene che dietro ogni morte sul lavoro ci sono delle responsabilità ben precise. L’Italia è sempre più povera e per milioni di famiglie aumenta il disagio sociale. I variegati programmi politici non prendono in seria considerazione la lotta alla povertà, che viene ritenuta una sorta di dimensione fisiologica del normale sviluppo economico di un paese ricco. Da qui, come da sempre sosteniamo, la voce del Movimento Sociale Fiamma Tricolore ad aiutare le famiglie ed i lavoratori italiani in difficoltà proteggendo i livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali contribuendo a realizzare lo Stato Nazionale del Lavoro, tutelare la non autosufficienza con Reddito minimo di cittadinanzaFondo sociale nazionale, garantire l’accesso all’abitazione e il Mutuo sociale per l’acquisto della casa, difendere l’Identità nazionale e bloccare l’immigrazione perchè l’Italia non ha bisogno di “nuovi“ lavoratori da sfruttare. Iniziare, con i fatti, una grande campagna per la socializzazione, unica vera cura al precariato. Queste sono le priorità per ridurre la vulnerabilità del BelPaese piuttosto che foraggiare le banche. Se si sceglie in nome del profitto, mascherato dal libero mercato e dalla libera concorrenza una linea che deregolamenta le procedure, se si sceglie di snellire la “burocrazia delle norme” e si induce alla superficialità e all’errore, allora sì, avremo sempre morti sul lavoro anzi “omicidi” sul lavoro. Vogliamo avere la certezza e non la speranza di lavorare. Contro sommerso e assenza di diritti si produca lavoro concreto per costruire una nuova frontiera in difesa di un’occupazione dignitosa per tutti. Bisogna assicurare agli Italiani il diritto al lavoro, ponendo fine al tragico elenco delle morti sul luogo di lavoro, cancrena della vita civile della nostra Patria».

On. Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore


Dall’inizio dell’anno ad ora, per lavoro:

424 morti
424.832 infortuni
10.620 invalidi

[fonte Osservatorio Lavoro]