La crisi e il racconto della crisi

tessera2009Con sempre meno certezze, si stanno scoprendo nuove paure. Parole come recessione, crisi finanziarie, crollo dei mercati, inflazione, disoccupazione, sono ormai parte di un vocabolario quotidiano che non ci abbandona un attimo. E il tam tam, dalle televisioni ai giornali, fa crescere la paura, lievitare la prudenza e alimentare la crisi. Non spendiamo più un euro e rivalutiamo il vecchio. La crisi finanziaria attuale potrebbe diventare una crisi umana domani, generando una crescente instabilità sociale e politica. La crisi economica in atto nel mondo e in Italia potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi ed il sistema finanziario globalegià sull’orlo di un collasso sistemico, esplodere. Si moltiplicherebbero le persone che vivono in una condizione di povertà assoluta e le famiglie che già vivono in difficoltà così come i lavoratori, pubblici e privati, che perderebbero il posto di lavoro. L’Italia è sempre più povera e per milioni di famiglie aumenta il disagio sociale. I variegati programmi politici non prendono in seria considerazione la lotta alla povertà, che viene ritenuta una sorta di dimensione fisiologica del normale sviluppo economico di un paese ricco. Da qui, come da sempre sosteniamo, l’invito del Movimento Sociale Fiamma Tricolore ad aiutare le famiglie ed i lavoratori italiani in difficoltà proteggendo i livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali contribuendo a realizzare lo Stato Nazionale del Lavoro, tutelare la non autosufficienza con Reddito minimo di cittadinanzaFondo sociale nazionale, garantire l’accesso all’abitazione e il Mutuo sociale per l’acquisto della casa, difendere l’Identità nazionale e bloccare l’immigrazione perchè l’Italia non ha bisogno di “nuovi“ lavoratori da sfruttare. Queste sono le priorità per ridurre la vulnerabilità del BelPaese piuttosto che foraggiare le grandi banche che andrebbero nazionalizzate. Montagne di soldi pubblici che corrono al capezzale della grande finanza in crisi per tentare di mettere in atto un “salvataggio“. Perché non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà? Siamo sul Titanic, ma anche l’orchestrina non suona più.

7 Risposte a “La crisi e il racconto della crisi”

  1. Maria Dice:

    Siamo stanchi di vivere di promesse, di precariato,di far bere il nostro sangue alle banche usuraie, siamo stanchi di vivere emarginati nel nostro Paese, per dar posto agli immigrati, a dar loro le case e lavoro che spetterebbero prima a noi.
    …Il Titanic è affondato ormai, siamo sulle scialuppe di salvataggio!!
    IL MS FIAMMA TRICOLORE CHIEDE DA SEMPRE:

    STATO NAZIONALE DEL LAVORO
    REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA
    FONDO SOCIALE NAZIONALE
    MUTUO SOCIALE
    IDENTITA’ NAZIONALE
    STOP AL L’ IMMIGRAZIONE NEL NOSTRO PAESE!!
    NO AL PRECARIATO!

  2. robertoVOGHERA Dice:

    Tremonti “consiglia” di comprare Bot e Cct…per uscire dalla crisi! Va bene, ma con quale soldi che gli italiani non ne hanno neanche più. Giorni fa il mago di Arcore “consigliava” di spendere la tredicesima per fare ripartire l’economia…e uscire dalla crisi! Qualche anno fa le Banche “consigliavano” di comprare Parmalat e Cirio…

  3. TeoFIAMMA Dice:

    Berlusconi e il suo governo ultraliberista stanno raschiando il fondo del portafogli deggli italiani. IL FATTO E’ CHE SOLDI NON CE NE SONO!!! detassare la tredicesima sarebbe stata un’utile manovra per riprendere un pò di ossigeno anche se le condizioni di vita per milioni di famiglie italiane non sarebbero cambiate. La social card serve a poco (per non dire a nulla) ed i bonus delle meraviglie sono fumo negli occhi. SIAMO GIA’ IN RECESSIONE!!! e nel 2009…caro ministro Tremonti…tra l’Italia e l’Argentina le distanze si accorceranno a tal punto che la gente non avrà neanche più un pezzo di pane per cui sfamarsi.

  4. internauta Dice:

    CENSIS: PER CRISI META’ FAMIGLIE A RISCHIO DEFAULT

    (ansa) ROMA – La crisi finanziaria mette “potenzialmente in pericolo” una famiglia italiana su due: sono quasi 12 milioni, il 48,8% del totale, le famiglie che “denunciano un concreto rischio di default”. E’ quanto emerge dal 42/o Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, che evidenzia anche come sette italiani su dieci pensi che “il terremoto nei mercati possa ripercuotersi direttamente sulla propria vita”. A determinare il rischio concorrono “investimenti in prodotti rischiosi”, mutui, credito al consumo e assenza di risparmio accumulato.

    Tra le famiglie “potenzialmente in pericolo, che denunciano un concreto rischio di default”, il Censis indica prima di tutto i 2,8 milioni di famiglie (pari all’11,8% del totale) che hanno investimenti in prodotti rischiosi, come azioni o quote di Fondi comuni: di queste, 1,7 milioni (circa il 7,1% delle famiglie italiane) vi hanno collocato più della metà dei propri risparmi. Ci sono poi i quasi 2 milioni di famiglie (l’8,2% del totale) impegnate nel pagamento del mutuo dell’abitazione in cui vivono: di queste, sono quasi 250 mila (l’1%) quelle che dichiarano di non riuscire a rispettare le scadenze di pagamento o che hanno avuto molte difficoltà nel pagare le rate.

    Vanno poi aggiunti i 3,1 milioni di famiglie (il 12,8%) che risultano indebitate per l’acquisto di beni al consumo: di queste, 971 mila (il 4% del totale) hanno un debito superiore al 30% del reddito annuo famigliare. Infine 3 milioni e 873 mila famiglie (il 16% del totale) non posseggono un risparmio accumulato in alcuna forma e “potrebbero trovarsi – afferma il Censis – nella condizione di non saper fronteggiare eventuali spese impreviste o forti rincari di beni di primaria necessità”.

    Il Censis evidenzia anche la preoccupazione delle famiglie di fronte alla crisi: interpellati ad ottobre 2008, il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto in corso possa avere delle ripercussioni dirette sulla propria vita, mentre solo il 28,3% dichiara di poterne uscire indenne: “una sensazione che colpisce trasversalmente” giovani e anziani, uomini e donne, al nord come al sud, secondo il Censis, “ma che risulta più profondamente avvertita da quei segmenti già duramente messi alla prova in questi ultimi anni come le famiglie a basso reddito e con figli” (è preoccupato l’81,3% delle famiglie con livello economico basso, contro il 66,2% delle famiglie con livello medio).

    PER CRISI E’ ‘PANICO GENERALIZZATO’
    Dopo le paure il panico. E’ quello che provano gli italiani con l’arrivo della crisi finanziaria internazionale. Il timore, generalizzato, e’ quello di perdere il proprio tenore di vita. Questo allarme si affianca alle paure gia’ note: per gli immigrati e i rom, per le rapine, per gli incidenti stradali causati da droghe e alcol, per il precariato. Insomma, e’ stato ”l’anno della paura”, rileva il Censis che oggi ha presentato il Rapporto 2008 sulla situazione sociale del paese, alla sua 42/a edizione. Alla crisi (paura che e’ ‘’strumentalizzate” dalla politica e dai media) gli italiani ci credono e non ci credono; comunque sia, il paese e’ stato ‘’segnato”.

    La societa’ italiana mostra ancora di non avere una ”consapevolezza collettiva” e di possedere una fragilita’ sociale (il primato e’ per le emozioni): a conferma del fatto che ”restiamo una societa’ ‘mucillagine”’. Comunque si veda la crisi, il Censis pensa che essa abbia il merito di aver creato un ‘’salutare allarme collettivo” dove e’ vietato adagiarsi e rimuovere: si apre un periodo di adattamento, una sfida, che puo’ innovare la societa’ italiana: ”l’allarme e la paura non devono incuterci terrore per l’imponderabile futuro, non basta pero’ una reazione puramente adattativa, dobbiamo fare un passo in piu”’.

    La speranza? E’ nella ‘’seconda metamorfosi”, dopo quella degli anni fra il ‘45 e il ‘75, e verso la quale – rileva il Censis – l’Italia ”e’ gia’ silenziosamente in marcia”. Si prevede un adattamento innovativo (exaptation, per usare un termine mutuato dalla biologia), ossia non automatico, che godra’ sia dei vecchi processi sia di nuovi elementi; tra questi, la presenza degli immigrati, una nuova gestione dei consumi e dei comportamenti, la crescita di nuove competizioni sul territorio (come le mega citta’).

  5. ilion1 Dice:

    Ospedale di Giarre: quando l’ipocrisia la fa da padrone

    Nella mattinata di oggi, cinque dicembre, assemblea pubblica presso l’Ospedale di Giarre, indetta dal Comitato dei Sindaci dei paesi della zona Jonco-etnea, sullo scottante tema che riguarda la concreta ipotesi di chiusura del presidio ospedaliero.
    Tale orientamento, del Governo Regionale dell’On. Lombardo è fortemente osteggiato dai cittadini dei Comuni del comprensorio.
    Sensibili a tale argomento e fortemente preoccupati per le gravissime conseguenze che, se attuato, tale piano comporta per l’utenza non solo dei Comuni interessati ma, basta pensare che siamo alle pendici dell’Etna, e quindi in prossimità di una stazione sciistica, abbiamo partecipato alla manifestazione.
    Il dibattito si è tenuto in una saletta messa a disposizione dall’amministrazione dell’Ente.
    Vista l’autorevolezza degli organizzatori ci aspettavamo una serie di proposte che rendessero concreta l’azione del Comitato.
    Invece abbiamo assistito alla solita passerella nella quale ognuno cercava di addossare agli altri la responsabilità della grave situazione venutasi a creare.
    Così abbiamo assistito al comizietto dell’On. Barbagallo (PD), poi al comizietto dell’On. Raiti (PD anch’egli), senza una benché minima proposta operativa.
    Qualcosina è venuto dal Sindaco di Piedimonte Etneo, il quale ha invitato il Comitato dei Sindaci a scrivere una lettera al sig. Prefetto di Catania. Tutto qui!!
    A questo punto il Camerata Mario Settineri, componente la Segreteria Regionale del Movimento ha chiesto la parola, è stigmatizzando la pochezza degli interventi ha proposto la costituzione di un Comitato di Agitazione Permanente, che affianchi quello dei Sindaci, che per sua natura è portato a muoversi più sul piano istituzionale, e porti tra la gente e con la gente il moto di protesta contro quello che è comunemente inteso come un atto di prevaricazione nei confronti di tutta una comunità a vantaggio di altri cittadini che hanno ben altri santi in paradiso.
    E’ successo il finimondo.
    Disturbati dalla presenza del Movimento Sociale e dalla proposta che metteva in evidenza la loro pochezza progettuale, alcuni hanno inveito contro il Camerata, sostenendo che voleva buttarla in politica, che il comitato esisteva già, e qualcuno arrivava ad intimare al Settineri di non presentarsi più alle prossime assemblee.
    Ora, qualche considerazione va fatta.
    Primo: se qualcuno l’ha buttata in POLITICA questi sono stati gli onorevoli del PD, i quali hanno fatto i loro interventi cercando, non ha importanza se a torto o a ragione, di dare la responsabilità ai Governi Nazionali e Regionali. E intanto Rifondazione Comunista effettuava un volantinaggio all’interno della sala.
    Noi, invece, eravamo presenti senza neanche un elemento distintivo
    Secondo: se il Comitato di Agitazione esiste noi non lo abbiamo visto. Si saranno pure riuniti ma quello che proponiamo noi è ben altra cosa. Per intenderci: un comitato di agitazione permanente che stazioni continuamente davanti all’ospedale, che sappia porre in essere una serie di iniziative di protesta di spessore che diano visibilità all’agitazione, costringano i media a parlarne, arrivino anche al più distratto dei cittadini.
    In ultimo: NESSUNO SI SOGNI DI INTIMIDIRCI. Noi saremo presenti a tutte le manifestazioni, pur con il nostro senso critico, che abbiano come fine la conservazione dell’ospedale.

  6. internauta Dice:

    CONSUMI: CONFCOMMERCIO; OTTOBRE -2,1%, OTTAVO MESE IN CALO

    (ansa) ROMA – Calo anche ad ottobre per i consumi italiani che registrano cosi’ l’ottava flessione consecutiva, chiudendo i primi dieci mesi dell’anno con una diminuzione del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E’ quanto emerge dall’indicatore dei Consumi Confcommercio secondo cui ad ottobre si evidenzia una flessione del 2,1% in termini di quantita’ acquistate, con l’auto tra i settori piu’ in sofferenza. ”Un dato che rafforza ulteriormente la tendenza al ridimensionamento dei consumi da parte delle famiglie – commenta Confcommercio – che prosegue senza soluzione di continuita”’.

    Ad ottobre la variazione dei consumi in ‘valore’, includendo dunque anche la dinamica dei prezzi che nel mese registrano un aumento del 2,3%, e’ pari a un +0,2%. Nei primi dieci mesi dell’anno a fronte di una crescita dei prezzi del 2,7% e una diminuzione delle quantita’ dei consumi del 2,1%, la crescita dei consumi in ‘valore’ e’ di appena mezzo punto percentuale. ”Le prospettive per i prossimi mesi – mette in evidenza Confcommercio – sono quindi poco incoraggianti vista anche la sensibile riduzione registrata a novembre da parte degli ordinativi delle aziende che lavorano su commessa (-3,2% su ottobre)”.

    Il calo della domanda per i beni ad ottobre e’ del 3,1% mentre per i servizi si registra una crescita dello 0,7%. Particolarmente accentuata la flessione per il settore dell’auto: la domanda di beni e servizi per la mobilita’ e’ diminuita del 13,8%, rispetto ad ottobre 2007, ”dovuta al permanere di una situazione fortemente critica – sottolinea Confcommercio – per gli acquisiti di autovetture e motocicli da parte delle persone fisiche”. Male anche le spese per il trasporto aereo. Pesante anche il calo negli alimentari e tabacchi: le quantita’ di consumi nel settore ad ottobre hanno registrato una flessione del 2,8% e il calo nei primi dieci mesi del 2008 e’ del 3,5%.

    Il settore che tira di piu’ e che registra una crescita del 6,6% nei consumi e’ quello dei beni e servizi per le comunicazioni. Segno positivo (+2,3% le quantita’ vendute) anche per il comparto dei beni e servizi per la cura della persona, ”determinato prevalentemente – spiega l’organizzazione dei commercianti – dalla domanda per prodotti farmaceutici”. Ancora un calo infine per i consumi nell’abbigliamento e nei beni e servizi per la casa.

    TIRANO GIOCHI, SUPERENALOTTO +230%
    I consumi ad ottobre sono in frenata per l’ottavo mese consecutivo ma la voce ‘beni e servizi ricreativi’ va in controtendenza mettendo a segno un +2,4%, grazie alla forte crescita della spesa per giochi e premi. Primo tra tutti il Superenalotto per il quale, ”a fronte del rilevante montepremi in palio arrivato ad oltre 100 milioni” – rileva Confcommercio nel suo indicatore mensile – la spesa e’ aumentata di circa il 230% rispetto alla media mensile degli ultimi due anni.

  7. Maria Dice:

    La Fiamma “spara” contro l’aeroporto
    Scritto da “Il Quotidiano della Calabria” 07.12.2008
    domenica, 07 dicembre 2008 20:42

    Romagnoli a Catanzaro attacca Guagliardi: «Lo scalo di Sibari sarebbe inutile»

    CATANZARO – Si dice «preoccupato per la mancanza di lavoro e l’eccessivo stato di precarietà dei giovani» ma rileva che «nonostante la crisi, dal punto di vista finanziario siamo messi meglio di altri paesi europei».

    Suggerisce al Governo Berlusconi «di sostenere non tanto il consumo quanto il risparmio pubblico e di aiutare la piccola e media impresa piuttosto che le grandi industrie». Rilancia con forza proposte come «l’obbligo per le banche di ridurre il tasso di usura al di sotto del 7% e l’introduzione del fondo sociale nazionale per dare una mano, ad esempio, a chi è costretto ad accendere un mutuo». Luca Romagnoli, segretario nazionale della Fiamma Tricolore e deputato al Parlamento europeo, è stato a Catanzaro per incontrare i vertici locali del partito durante un incontro, presieduto dall’assessore provinciale Natale Giamo, al quale hanno partecipato rappresentanze delle cinque province e, tra gli altri, il coordinatore regionale Giuseppe Minnella. Immancabile la battuta sul caso De Magistris: «Non lo conosco, né ho seguito la vicenda; l’impressione è che abbia messo il naso in questioni piuttosto delicate. Inoltre, quanto successo dimostra che solo una parte della magistratura fa in fondo e con onestà il proprio dovere». Sulla libertà religiosa e le recenti posizioni della Lega, Romagnoli dice di essere un «laico cattolico che pretende reciprocità: se un musulmano esercita la propria fede in Italia, anche un cristiano deve poterlo fare nei paesi arabi»; oggi, lo preoccupa di più «chi si è messo in testa di togliere i crocefissi dalle pareti delle scuole». Il segretario della Fiamma si sofferma sul problema della popolazione carceraria («I detenuti devono scontare la pena ma in condizioni dignitose: al ministro Alfano consiglio di investire sull’esistente anziché costruire nuovi istituti») e da membro della commissione Trasporti e turismo del Parlamento europeo, va giù duro contro Damiano Gagliardi e il progetto dell’aeroporto di Sibari: «È una assurdità: perchè spendere oltre 30 milioni di euro se nell’arco di 100 chilometri esistono i siti di Crotone e Lamezia Terme? Perché non utilizzare i soldi per migliorare la statale 106 o gli aeroporti già in funzione? Sarà l’ennesima cattedrale nel deserto, una inutile speculazione politica, una irresponsabile presa in giro per centinaia di famiglie alle quali sarà prospettato il miraggio di un lavoro». Romagnoli chiarisce il rapporto di Ft col centrodestra («Non siamo organici o in coalizione fissa: laddove, come qui a Catanzaro, le condizioni lo permetteranno, lavoreremo insieme; quando, invece, non saremo d’accordo, non faremo mancare il nostro dissenso») e conclude con un appello ai missini e «a tutti coloro che credono ancora a quella fiamma che, dopo tanti anni, continuiamo a tenere accesa: vi siete adagiati sugli allori, ora fatevi avanti e torniamo insieme per ricostituire un fronte unico».
    http://www.amantea.net

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