L’on. Luca Romagnoli, Segretario Nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore e Parlamentare europeo vi invita alla presentazione del libro di Mario Michele Merlino – E VENNE VALLE GIULIA Un ragazzaccio in camicia nera racconta, Edizioni Settimo Sigillo – presso il Teatro Euclide in Piazza Euclide 34/a, alle ore 18:00 a Roma.
Partecipano:
- Adalberto Baldoni, giornalista parlamentare, scrittore
- Arturo Diaconale, direttore de L’Opinione
- Luciano Lanna, direttore responsabile del Secolo d’Italia
- Mario Michele Merlino, docente di storia e filosofia, autore del libro
- Roberto Rosseti, vice direttore RAI- TG1 mattina




1 Dicembre 2008 alle 17:01
Un cameratesco saluto ai Camerati Francesco e Federico, incontrati ..casualmente stamattina!!
NESSUNA RESA!
1 Dicembre 2008 alle 17:11
Che dire! ogni libro che ho letto del grande Camerata Mario Merlino, mi ha letteralmete stravolta..nel senso buono della parola! leggere le opere di Mario Merlino, significa VIVERE i singoli eventi, emozioni, insieme al protagonista, soffrire, piangere, sorridere, ma soprattutto combattere accanto a lui! CHE UOMO!
Anche questo nuovo libro sarà un vero SUCCESSO! Grazie Mario e un milione di auguri!
Maria
2 Dicembre 2008 alle 10:39
Roma: Alemanno, Citta’ Non Puo’ Tollerare Piu’ Di 2 o 3 Cortei Al Mese
Adnkronos
di (Laf/Zn/Adnkronos) Adnkronos
Roma, 1 dic. – (Adnkronos) – “A Roma non ci possiamo permettere di avere piu’ di 2 o 3 cortei al mese. Abbiamo bisogno di regole certe affinche’ tutti quanti siano di fronte a un rapporto basato su diritti e doveri. Ricordo che agli ultimi cortei hanno partecipato poche centinaia di persone costringendo ugualmente i cittadini romani a un vero e proprio calvario”. E’ quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
http://it.notizie.yahoo.com/
2 Dicembre 2008 alle 10:44
Roma: Alemanno, Citta’ Non Puo’ Tollerare Piu’ Di 2 o 3 Cortei Al Mese
Adnkronos
di (Laf/Zn/Adnkronos) Adnkronos
Roma, 1 dic. – (Adnkronos) – “A Roma non ci possiamo permettere di avere piu’ di 2 o 3 cortei al mese. Abbiamo bisogno di regole certe affinche’ tutti quanti siano di fronte a un rapporto basato su diritti e doveri. Ricordo che agli ultimi cortei hanno partecipato poche centinaia di persone costringendo ugualmente i cittadini romani a un vero e proprio calvario”. E’ quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
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Speriamo che il 7 gennaio non farà …storie!
2 Dicembre 2008 alle 10:56
UDITE UDITE…
Pdl, Fini: ”Con cesarismo non mi riferivo a Berlusconi”
Il presidente della Camera nella videochat sul sito di Montecitorio: ”Il leaderismo è positivo, ma è essenziale che ci siano regole democratiche nei partiti”. Poi sulle riforme: ”Spero che in questa legislatura si creino le condizioni per il confronto
Tra i temi affrontati anche razzismo, immigrati e crisi economica
Roma, 1 dic. – (Adnkronos/Ign) – Quando parlava di rischio cesarismo Gianfranco Fini (nella foto) non si riferiva a Silvio Berlusconi. Lo spiega lo stesso presidente della Camera nella videochat sul sito di Montecitorio. L’occasione, ricorda, era la presentazione di un libro dell’onorevole Pisicchio e ”in quella occasione nessuno ha fatto riferimento a questioni di attualità: non era riferito a Berlusconi, a Di Pietro, a Bossi, né a me che sono stato a lungo leader di un partito. Era riferito all’analisi del sistema politico italiano”.
”Ci troviamo in una società liquida -continua Fini- in cui gli elettori non votano più per adesione ideologica, ma sulla base della capacità dei leader di attirare attenzione e determinare consenso. Il leaderismo è positivo, ma è essenziale che ci siano regole democratiche nei partiti. L’auspicio è che nello statuto ci siano riferimenti pratici al principio dell’assegnazione della classe dirigente e al luogo dove si prendono decisioni”. Fini poi spiega che le primarie sono un modo, come pure i gazebo di far partecipare i militanti: ”L’importante è che non ci sia un distacco tra i cittadini da un lato e i partiti dall’altro”, rimarca il presidente della Camera.
Quanto alle riforme il presidente della Camera auspica che ”in questa legislatura si creino le condizioni per il confronto su alcune ipotesi di riforma della Costituzione che in un passato, anche recente, hanno trovato un vasto consenso. Sarebbe già una grande rifrorma se nel corso di questa legislatura si arrivasse a questo risultato”, afferma Fini che, a chi chiede se sia meglio fare prima la riforma della Costituzione o quella dei regolamenti parlamentari, replica: ”Non c’è un prima o un dopo, mi auguro prevalga la consapevolezza che per avviare un nuovo sistema non esiste una bacchetta magica: bisogna agire in modo organico. Poi non mi interessa da dove si comincia, ma l’importante è avere una visione di insieme”
La terza carica dello Stato si è poi soffermato sul problema del razzismo definendolo ”un atteggiamento infame e vergognoso”. Fini spiega di non avere ”nulla da obiettare” all’ipotesi di sanzioni in discussioni in Europa e sottolinea: il razzismo ”deve essere non solo punito, ma anche prevenuto. Tutte le volte che un cittadino pensa di essere superiore a un altro, siamo di fronte ad atteggiamenti razzisti che devono essere combattuti”.
E tornando a schierarsi a favore del voto agli immigrati aggiunge: ”Ho espresso mille volte il convincimento che, in presenza di particolari condizioni e di alcuni requisiti, non credo si debba aver paura nel consentire nelle elezioni amministrative a un cittadino non italiano di votare. Del resto è una possibilità già garantita per i cittadini dell’Unione europea”. ”Il voto -sottolinea il presidente della Camera- è una delle modalità di integrazione, non è garanzia di integrazione. Integrarsi non vuol dire soltanto rispettare le regole formali, ma sentire come propri i valori di fondo della società di cui si è ospiti. E’ un problema di cultura, di educazione e comprensione delle ragioni dell’altro”.
Tra le altre questioni affrontate da Fini durante la videochat, quella delle infortuni sul lavoro e della crisi economica. Definendo le morti bianche ”una strage di fronte alla quale nessuno si deve mai stancare di dire che è moralmente inaccettabile” il presidente della Camera spiega che per prevenire gli infortuni ”non servono nuove leggi, serve un maggior rispetto delle leggi esistenti”. E per quanto riguarda il controllo, ”un numero maggiore di ispettori”.
Quanto alla crisi economica, annuncia che nel bilancio che sarà presentato nei prossimi giorni ”certamente ci sarà un risparmio anche per la Camera”. ”Sarebbe incomprensibile, in un momento in cui tutti fanno sacrifici”, se non ci fosse una riduzione dei costi. In questi casi ”le istituzioni devono dare l’esempio”, dice, mentre alla domanda di un imprenditore messo di fronte all’ipotesi di licenziare alcuni dipendenti risponde: ”La crisi economica c’è non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente. Invito a tirare la cinghia e a non licenziare nessun dipendente, in questa fase tutti devono garantire la speranza di un futuro migliore”.
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2 Dicembre 2008 alle 10:59
Borse di nuovo a picco: Tokyo chiude -6,35%
Mercati giapponesi in netto calo dopo il crollo di Wall Street, dove il Nasdaq ha chiuso a -8,95% e il Dow Jones ha perso il 7,70%
ultimo aggiornamento: 02 dicembre, ore 08:44
Milano, 2 dic. – (Adnkronos/Ign) – Non si arresta l’andamento negativo delle borse mondiali. Dopo il crollo di Wall Street, dove a fine seduta il Nasdaq ha ceduto l’8,95% e il Dow Jones ha perso il 7,70%, la Borsa di Tokyo chiude con gli indici in picchiata: l’indice Nikkei segna n ribasso del 6,35% e scende sotto quota 8.000, a 7.863,69 punti, 533,53 in meno della chiusura di ieri.
http://www.adnkronos.com
2 Dicembre 2008 alle 11:03
SKY: MOCKRIDGE, L’IVA AL 10% E’ STATA INTRODOTTA DA GOVERNO DINI
ultimo aggiornamento: 01 dicembre, ore 22:10
Milano, 1 dic. – (Adnkronos) – L’Amministratore Delegato di SKY Tom Mockridge replica questa sera alle dichiarazione, rilasciate ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ”nell’interesse di una discussione costruttiva” ricordando “alcuni fatti storici relativi ai punti sollevati dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo intervento ieri durante il congresso delle DC per le autonomie”.
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2 Dicembre 2008 alle 13:57
«Non ridere, non piangere, non giocare»
I 30 mila piccoli italiani illegali in Svizzera
Quando Berna ostacolava i ricongiungimenti familiari dei nostri emigranti. E i mariti assumevano le mogli come domestiche per farle arrivare
Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l’ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach. Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell’ 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del ‘900.
La casa del fanciullo a Domodossola. Foto del 1974
Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi. Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l’immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni. Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l’altro l’autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore? Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell’eversione».
E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un’altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale». Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento. L’uno e l’altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell’Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista «Altreitalie» della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d’Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei «passeur» e degli illegali. Non conoscono storie come quella di Paolo Iannillo, che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo. Ma ignorano in particolare, come dicevamo, che la Svizzera ospitò per decenni decine di migliaia di bambini italiani clandestini. Portati a Berna o Basilea dai loro genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari.
Leggi durissime che Schwarzenbach, il leader razzista che scatenò tre referendum contro i nostri emigrati, voleva ancora più infami: «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano». Marina Frigerio e Simone Burgherr, due studiosi elvetici, hanno scritto un libro in tedesco intitolato «Versteckte Kinder» (Bambini nascosti) per raccontare la storia di quei nostri figlioletti. Costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Lucia, raccontano Burgherr e la Frigerio, fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato in comune con altre famiglie, per una vita intera: «Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni». Un’altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento. Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l’ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: «Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo». Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano «orfani di frontiera». Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri. Che oggi hanno l’età di Grimoldi e della Bertolini.
Dicono: la legge è legge. Giusto. Ma qui il principio dei due pesi e delle due misure nella Costituzione non c’è. E la realtà dice che almeno un milione di italiani vivono oggi in condizioni di sovraffollamento nelle sole case popolari senza essere, come è ovvio, colpiti da alcuna sanzione: non si ammanettano i poveri perché sono poveri. A un immigrato regolare e a posto con tutti i documenti che sogna di farsi raggiungere dalla moglie e dai figli esattamente come sognavano i nostri emigrati, la nuova legge chiede invece non solo di dimostrare un reddito di 5.142 euro più altri 2.571 per la moglie e ciascuno dei figli ma di avere a disposizione una casa di un certo tipo. E qui la faccenda varia da regione a regione. In Liguria ad esempio, denuncia l’avvocato Alessandra Ballerini, in prima linea sui diritti degli immigrati, occorre avere una stanza per ogni membro della famiglia con più di 14 anni più un vano supplementare libero (esempio: il salotto) più la cucina e più i servizi igienici. Il che significa che una famiglia composta da padre, madre e quattro figli adolescenti dovrebbe avere una casa con almeno sei stanze. Quanti italiani hanno la possibilità di vivere così? Quando vinse la Coppa dei Campioni, coi soldi dell’ingaggio e del premio per la coppa, Gianni Rivera comprò un appartamento a San Siro. Il papà e la mamma dormivano nella camera matrimoniale, il fratello nella cameretta e lui in un divano letto in salotto. Se invece che di Alessandria fosse stato di Belgrado, sarebbe stato fuorilegge. Ed era Gianni Rivera. Il campione più amato da un’Italia certo più povera. Ma anche più serena di adesso.
Gian Antonio Stella
2 Dicembre 2008 alle 17:02
COSENZA – NECROLOGIO
Il 2 dicembre è improvvisamente venuto a mancare all’affetto dei suoi cari il Camerata MARIO GRESIA. Il Segretario Nazionale e la comunità militante tutta del MS-Fiamma Tricolore si associano al dolore dei familiari per la grave perdita.
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CAMERATA MARIO GRESIA! PRESENTE
10 Agosto 2009 alle 21:49
ciao,sono la sorella di Mario Gresia.La mia famiglia,mia sorella Maria e la mia mamma ringrazia tutta la fiamma tricolore.Mio fratello era una persona con determinati ideali che non avrebbe mai cambiato per nulla, per questo da noi è stato sempre appoggiato. Oggi persone come lui sono rare dato che si vendono al miglior offerente.
Mario ti abbiamo amato in vita
e ti ameremo anche oltre la morte.
Ci manchi tanto.