Il giorno 27 giugno 1980, alle nove di sera, mentre era in rotta da Bologna a Palermo, il Douglas Dc9 nominativo I-TIGI della compagnia Itavia, volo IH870, giunto in prossimità dell’isola di Ustica, perdeva improvvisamente i contatti con il centro di controllo regionale di Ciampino e si inabissava nel mar Tirreno. Tutte le 81 persone a bordo, fra cui tre uomini dell’equipaggio, perivano nel disastro. Oltre vent’anni di istruttorie civili e militari, di commissioni parlamentari, montagne di documenti, perizie, testimonianze, migliaia di inchieste giornalistiche che non hanno portato a nulla. Con la sentenza del 30 aprile 2004 contro i quattro generali dell’Aeronautica (Bertolucci Lamberto, Ferri Franco, Melillo Corrado, Tascio Zeno) la Corte di assise di Roma ha chiuso un capitolo della più che ventennale vicenda relativa alla strage di Ustica. Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Il 15 dicembre 2005 i generali Bertolucci Lamberto e Ferri Franco vengono assolti in appello. Il 10 gennaio 2007 la Prima sezione penale della Corte di Cassazione si pronuncia definitivamente sul processo confermando la sentenza di assoluzione pronunciata in appello e cancellando quindi la possibilità ai famigliari delle vittime di chiedere un risarcimento. Il volo del colonnello Gheddafi (AJ411) è stata la brillante trovata intorno a cui si è catalizzato questo scenario fasullo. Dubbi, dietrologie e indizi sul Mig-23 MF di fabbricazione sovietica, arrivato a precipitare in Italia senza che nessuno se ne accorgesse, servono a poco. Intorno al caso Ustica, oltre alle vittime del disastro, ruotano un certo numero di morti misteriose, almeno una decina e riguardano nella quasi totalità dei militari. Nella maggior parte dei casi si tratta sicuramente di illazioni giornalistiche su coincidenze fortuite, ma in un paio di casi ci sono elementi di dubbio: la morte del maresciallo Mario Alberto Dettori (31 marzo 1987, trovato impiccato ad un albero sul greto del fiume Ombrone nei pressi di Grosseto), un radarista addetto al radar militare di Poggio Ballone, in Toscana, la sera del disastro. Il maresciallo Marco Parisi (21 dicembre 1995, trovato impiccato ad un albero in un terreno di sua proprietà a Lecce) la sera del disastro non era in servizio; lo era la mattina del 18 luglio 1980 quando sarebbe avvenuto l’incidente del Mig-23 MF libico. Esistono – nella cronaca come nella storia – fatti, avvenimenti, accadimenti all’apparenza insondabili, incomprensibili, inspiegabili. Episodi, vicende, fenomeni collocati su molteplici confini: tra la politica, l’intrigo, il delitto di Stato. Il foro, anzi, i fori di entrata e di uscita dei due missili che hanno colpito il Dc9 sono là, visibili agli occhi di tutti, inoppugnabili più di qualsiasi ipotesi. Il 27 giugno 2007 a Bologna viene inaugurato il Museo della Memoria che ospita il relitto smembrato del Dc9 sul fondo di una piscina. Con grande effetto scenico, affinchè la sceneggiata sia completa. E magari al visitatore impressionato diranno: «Ma come? Non lo sai? Sono stati gli americani che volevano abbattere Gheddafi!». Contenti loro…
[fonte Il buco. Scenari di guerra nel cielo di Ustica (2005) di Luigi Di Stefano]
Le 81 vittime (77 passeggeri del volo IH-870 ed i 4 membri dell’equipaggio Dc9 Itavia):
Andres Cinzia (24), Andres Luigi (32), Baiamonte Francesco (55), Bonati Paolo (16), Bonfietti Alberto (37), Bosco Alberto (41), Calderone Maria Vincenza (58), Cammarata Giuseppe (19), Campanini Arnaldo (45), Casdia Antonio (32), Cappellini Antonella (57) anni, Cerami Giovanni (34), Croce Maria Grazia (40), D’Alfonso Francesca (7), D’Alfonso Salvatore (39), D’Alfonso Sebastiano (4), Davì Michele (45), De Cicco Giuseppe Calogero (28), De Dominicis Rosa (Allieva Assistente di volo Itavia) (21), De Lisi Elvira (37), Di Natale Francesco (2), Diodato Antonella (7), Diodato Giuseppe (1), Diodato Vincenzo (10), Filippi Giacomo (47), Fontana Enzo (Copilota Itavia) (32), Fontana Vito (25), Fullone Carmela (17), Fullone Rosario (49), Gallo Vito (25), Gatti Domenico (Comandante Pilota Itavia) (44), Gherardi Guelfo (59), Greco Antonino (23), Gruber Berta (55), Guarano Andrea (37), Guardì Vincenzo (26), Guerino Giacomo (19), Guerra Graziella (27), Guzzo Rita (30), Lachina Giuseppe (58), La Rocca Gaetano (39), Licata Paolo (71), Liotta Maria Rosaria (24), Lupo Francesca (17), Lupo Giovanna (32), Manitta Giuseppe (54), Marchese Claudio (23), Marfisi Daniela (10), Marfisi Tiziana (5), Mazzel Rita Giovanna (37), Mazzel Erta Dora Erica (48), Mignani Maria Assunta (30), Molteni Annino (59), Morici Paolo (Assistente di volo Itavia) (39), Norrito Guglielmo (37), Ongari Lorenzo (23), Papi Paola (39), Parisi Alessandra (5), Parrinello Carlo (43), Parrinello Francesca (49), Pelliccioni Anna Paola (44), Pinocchio Antonella (23), Pinocchio Giovanni (13), Prestileo Gaetano (36), Reina Andrea (34), Reina Giulia (51), Ronchini Costanzo (34), Siracusa Marianna (61), Speciale Maria Elena (55), Superchi Giuliana (11), Torres Pierantonio (32), Tripiciano Giulia Maria Concetta (45), Ugolini Pierpaolo (33), Valentini Daniela (29), Valenza Giuseppe (33), Venturi Massimo (31), Volanti Marco (36), Volpe Maria (48), Zanetti Alessandro (18), Zanetti Emanuele (39), Zanetti Nicola (6).
Il 21 giugno 2008 la procura di Roma su iniziativa dei pm Maria Monteleone e Erminio Amelio, ha riaperto l’inchiesta sull’abbattimento del Dc9 Itavia, dopo aver convocato e sentito come testimoni due dei protagonisti del tempo: il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e Giuliano Amato, ai tempi sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
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