«E’ un dovere, certamente, onorare la memoria di migliaia d’Italiani morti nelle foibe e di molte centinaia di Italiani torturati, seviziati e anche deceduti nei campi di concentramento jugoslavi; a nessuno sfugge che si trattò nella stragrande maggioranza di perseguitati perchè colpevoli di affermare la propria fede religiosa e la propria identità, quella latina e veneziana, quella orgogliosamente Italiana. Enormi, purtroppo, quanto sottaciute, sono le responsabilità di uomini di Governo e di altrettanti uomini di Partito che hanno contribuito, con colpevole solezia, al progetto di espiare tutte le “colpe belliche dell’Italia”. Sulla pelle degli esuli prima e dei loro discendenti poi, mortificandone la dignità e ignorandone l’indiscussa Italianità, si è sempre negato ogni riconoscimento ai diritti conculcati, anche quanto a proprietà: delle case come delle tombe! A questo popolo oggi, a cui tutto è stato tolto ma nulla si vuole restituire, si ha il coraggio sfrontato di chiedere addirittura di accettare una riconciliazione assurda senza alcun riconoscimento dei torti subiti, senza alcun risarcimento e addirittura nella criminale continuità del vilipendio della nostra civiltà e cultura. Noi non solo ricordiamo, ma rivendichiamo il diritto dei nostri esuli a tornare, ad essere riconosciuti come vittime di genocidio e a rivendicare il diritto alle proprietà, alle identità, alle radici alienate. Ricordare e non pretendere il risarcimento, morale e materiale, significa perdono senza giustizia e il perdono può appartenere alla sfera individuale della moralità del credente, ma al militante politico prima appartiene e compete il perseguimento della giustizia. I nostri esuli non hanno avuto giustizia, neanche dalle istituzioni italiane, rendiamogliela noi, in termini d’inesausta rivendicazione della loro lesa Italianità. Ritorneremo!».
Luca Romagnoli
Segretario Nazionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore
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